Approfondimento tecnico · Vulcanologia e geologia strutturale

L'evoluzione vulcanologica e strutturale di Ischia negli ultimi 10.000 anni

Come si è costruito, isola per isola e faglia per faglia, il paesaggio vulcanico che oggi abitiamo

Sintesi a cura di Associazione Ingegneri Isola d'Ischia, basata su: de Vita S., Sansivero F., Orsi G., Marotta E., Piochi M. (2010), «Volcanological and structural evolution of the Ischia resurgent caldera (Italy) over the past 10 k.y.», Geological Society of America, Special Paper 464, pp. 193–241; e sulle schede tematiche dell'Osservatorio Vesuviano – INGV dedicate a Ischia (storia eruttiva, caldera e risorgenza, instabilità gravitativa, stato attuale).

Ischia è un vulcano attivo densamente abitato, parte del distretto vulcanico flegreo insieme ai Campi Flegrei e all'isola di Procida. Nonostante la lunga tradizione di studi geologici sull'isola, fino al lavoro di de Vita e colleghi (2010) mancava una ricostruzione dettagliata degli ultimi 10.000 anni di attività vulcanica e deformativa. Lo studio, condotto dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Vesuviano, si basa sull'analisi di 170 sezioni stratigrafiche naturali e artificiali, che hanno permesso di riconoscere 46 unità litostratigrafiche vulcaniche.

Per un territorio come quello di Ischia, dove attività edilizia, pianificazione urbanistica e progettazione strutturale si confrontano quotidianamente con un contesto vulcanico e sismico attivo, questa ricostruzione costituisce un riferimento tecnico-scientifico di primaria importanza.

Il quadro geologico generale

Ischia è la porzione emersa di un edificio vulcanico che si eleva per oltre 1000 m dal fondale marino, con un'area di circa 46,4 km². L'isola è dominata dal rilievo centrale del Monte Epomeo (787 m s.l.m.), interpretato fin dai primi studi di Rittmann (1930) come un blocco risorgente costituito dal Tufo Verde del Monte Epomeo, e non come un edificio vulcanico in senso proprio.

150 ka oggi 150–55 ka Edificio più antico 55 ka Tufo Verde – caldera 33–18 ka 2° periodo 10 ka → 1302 d.C. 3° periodo (oggetto dello studio) Ultimi 10.000 anni 10 ka — ripresa (Selva del Napolitano) 5,5 ka — picco (Catavola, Piano Liguori) 2,9 ka → oggi — fase più intensa 1302 d.C. — ultima eruzione (Arso)
Fig. 1 — Le tre grandi fasi dell'attività vulcanica di Ischia dagli ultimi 150.000 anni a oggi. Il terzo periodo, iniziato circa 10.000 anni fa e concluso con l'eruzione dell'Arso nel 1302 d.C., è l'oggetto specifico dello studio di de Vita et al. (2010).

La storia vulcanica di Ischia è stata suddivisa in tre grandi periodi: 55.000–33.000 anni fa, con l'eruzione calderica del Tufo Verde del Monte Epomeo; 28.000–18.000 anni fa, con eruzioni sporadiche a partire da Grotta di Terra nel settore sud-orientale; e da 10.000 anni fa a oggi, il periodo oggetto specifico dello studio, terminato con l'ultima eruzione storica del 1302 d.C. (colata dell'Arso).

Il sistema vulcanico è strettamente legato a un assetto strutturale complesso, all'incrocio tra sistemi di faglie regionali orientati NE-SO e NO-SE, responsabili sia della risalita del magma sia della risorgenza del blocco del Monte Epomeo, attiva almeno dai 33.000 anni fa.

La stratigrafia degli ultimi 10.000 anni

L'attività vulcanica recente si è concentrata quasi esclusivamente nel settore orientale dell'isola, nella depressione morfologica a est del Monte Epomeo, con eccezioni limitate a Zaro (nord-ovest) e Punta Chiarito (sud-ovest). Data la distribuzione limitata delle unità riconosciute, gli autori non sono riusciti a ricostruire un'unica colonna stratigrafica continua, ma hanno definito sei aree distinte, correlate tra loro tramite i pochi depositi piroclastici a maggiore dispersione areale — in particolare la Tefra di Cretaio, il marker stratigrafico più esteso dell'intero periodo.

Monte Epomeo blocco risorgente 1 2 3 4 5 6 Zaro Punta Chiarito Isola d'Ischia — schema non in scala Aree 1–6: settori stratigrafici correlati tramite la Tefra di Cretaio
Fig. 2 — Schema semplificato (non in scala) della distribuzione delle sei aree stratigrafiche del settore orientale definite dallo studio, attorno al blocco risorgente del Monte Epomeo. Le uniche eccezioni al settore orientale sono Zaro (nord-ovest) e Punta Chiarito (sud-ovest).

Le fasi principali dell'attività, in ordine cronologico, includono:

  • 10.000 anni fa — eruzioni effusive delle lave di Selva del Napolitano–Monte Trippodi–Cannavale, che segnano la ripresa del vulcanismo dopo circa 8.000 anni di quiescenza;
  • 6.000 anni fa (± 2.200) — emissione delle lave e dei duomi di Zaro, nell'angolo nord-occidentale;
  • 5.500 anni fa — eruzione freatomagmatica della Tefra di Catavola, che devastò insediamenti neolitici, seguita dalla Tefra di Piano Liguori, l'eruzione a più alta energia di dispersione degli ultimi 10.000 anni;
  • 5.000–4.300 anni fa — lave di Rio Corbore e di Costa Sparaina;
  • 2.900 anni fa — Tefra di Cannavale, che apre un periodo di intensa attività durato fino al Medioevo;
  • VIII–VI secolo a.C. — fase di forte instabilità di versante e attività esplosiva diffusa (Tefre di Punta La Scrofa, Marecoppo, Punta Chiarito), contemporanea alla colonizzazione greca dell'isola;
  • 474–466 a.C. — eruzione dell'Ischia Porto, di tipo maar, che costrinse i coloni greci di Siracusa ad abbandonare l'insediamento militare sull'isola;
  • I secolo a.C.–I secolo d.C. — eruzione di Cretaio, la più energetica dell'intero periodo, con dispersione su quasi tutto il settore orientale;
  • 1,4 ka — Tefra di Bosco dei Conti;
  • 1290–1302 d.C. — Tefra di Fondo Bosso e, infine, colata e piroclastiti dell'Arso (1302 d.C.), ultima eruzione storica di Ischia.

Un dato di particolare rilievo tecnico è che le fasi di ripresa vulcanica, specialmente negli ultimi 5.500 anni, sono state sistematicamente accompagnate da depositi di instabilità di versante — frane, colate di fango e detrito, debris avalanche — spesso intercalati direttamente con i depositi vulcanici primari. Gli autori identificano almeno quattro generazioni distinte di questi fenomeni tra 5.500 e 1.900 anni fa, legate alla riattivazione dei movimenti verticali della risorgenza del Monte Epomeo.

L'assetto strutturale e la deformazione

Lo studio strutturale ha permesso di riconoscere due sistemi principali di faglie, orientati N40-50°O e N50-60°E, e due sistemi subordinati circa N-S e E-O. Il settore occidentale dell'area risorgente è delimitato da faglie inverse ad alto angolo, immergenti verso l'interno, successivamente tagliate da faglie normali più recenti dovute a riassestamento gravitativo dei versanti.

N Blocco risorgente Monte Epomeo Sistema N40–50°O (principale) Sistema N50–60°E (principale) Sistemi subordinati N-S / E-O
Fig. 3 — Rappresentazione schematica dei due sistemi principali di faglie riconosciuti attorno al blocco risorgente del Monte Epomeo, all'intersezione dei quali si concentrano gli allineamenti dei vent vulcanici degli ultimi 10.000 anni.

Elementi di particolare interesse per la valutazione della pericolosità geologica includono:

  • lo sprofondamento di un insediamento romano di età augustea tra Carta Romana e Castello d'Ischia, dislocato di 7 m sotto il livello del mare lungo una faglia NNE-SSO;
  • l'abbassamento della costa settentrionale presso Punta La Scrofa, testimoniato da depositi di spiaggia rinvenuti a soli 5 m s.l.m. nonostante l'età recente (VIII secolo a.C.);
  • l'intersezione ricorrente, in più punti dell'isola, tra allineamenti di vent vulcanici e sistemi di faglie NO-SE e NE-SO, a conferma dello stretto legame tra tettonica e risalita magmatica.

Il meccanismo della risorgenza

Secondo quanto riportato dall'Osservatorio Vesuviano – INGV, il blocco del Monte Epomeo rappresenta uno dei casi di risorgenza intracalderica più studiati al mondo: il sollevamento netto accumulato è di circa 1.000 m, un valore che non trova confronto in altri contesti calderici. La caldera si è formata a seguito di almeno tre eruzioni ignimbritiche — il Tufo Verde del Monte Epomeo (56.500 anni fa), i Tufi di Pizzone (61.000 anni fa) e i Tufi di Frassitelli — e la successiva risorgenza è guidata dall'intrusione ricorrente di nuovo magma nel sistema di alimentazione dell'isola.

Il meccanismo proposto da Orsi et al. (1991) descrive un regime di sforzo compressivo lungo il margine occidentale del blocco risorgente — con formazione di faglie inverse che ostacolano la risalita dei magmi — e un regime distensivo lungo il margine orientale, dove le faglie dirette hanno invece facilitato la risalita magmatica. Questo spiega, in termini strutturali, perché la quasi totalità dei centri eruttivi degli ultimi 10.000 anni si concentri proprio nel settore orientale dell'isola.

Tipologia delle eruzioni e implicazioni per la pericolosità vulcanica

Nel periodo analizzato si sono verificate 24 eruzioni esplosive e un numero simile di eruzioni effusive. Le eruzioni esplosive comprendono un ampio spettro dinamico: dalle eruzioni freatomagmatiche di tipo maar (es. Ischia Porto, Vateliero) alle eruzioni sub-Pliniane a colonna sostenuta (Cretaio, Bosco dei Conti), fino a episodi stromboliani più localizzati. Le eruzioni effusive hanno prodotto prevalentemente duomi lavici e colate ad alto rapporto di aspetto, di norma di volume limitato — con l'eccezione della colata dell'Arso, che ha raggiunto il mare percorrendo oltre 2,5 km.

Un risultato rilevante ai fini della valutazione del rischio è che non esiste una relazione diretta tra durata dei periodi di quiescenza e magnitudo delle eruzioni successive: a lunghi periodi di calma sono seguite sia eruzioni effusive di modesta entità sia eventi esplosivi di elevata energia, senza un pattern prevedibile.

Instabilità di versante: il ciclo vulcano-tettonico

L'Osservatorio Vesuviano – INGV approfondisce ulteriormente il tema, centrale anche nello studio di de Vita et al. (2010), della relazione tra vulcanismo e frane. Negli ultimi 5.500 anni sono state individuate quattro fasi principali di intensa erosione e risedimentazione, avvenute rispettivamente tra 5.500–2.900, intorno a 2.900, tra 2.600–2.300 e tra 2.300–1.900 anni fa. In questi intervalli si sono generati sia piccoli movimenti franosi sia eventi di grande estensione: debris avalanche, rock-avalanche, lahar e colate di fango, molti dei quali documentati con precisione cronologica — ad esempio la debris avalanche di Casamicciola (VIII secolo a.C.), quella della Falanga presso Forio (IV secolo d.C.), o i lahar storici del 1228, 1797, 1828 e 1881.

Un caso particolarmente significativo è quello dell'area sommersa a sud dell'isola, dove indagini batimetriche hanno individuato un deposito da debris avalanche esteso per 250–300 km², che si prolunga per circa 50 km verso il Golfo di Napoli: il più grande evento di questo tipo mai documentato a Ischia, verosimilmente legato a un collasso catastrofico e ripetuto del fianco meridionale del Monte Epomeo durante le fasi di accelerazione della risorgenza.

Intrusione magmatica Risorgenza del blocco Sismicità e riattivazione di faglie Instabilità di versante Eventuale ripresa eruttiva Ciclo intermittente, a scala plurisecolare — la ripresa eruttiva non è un esito automatico
Fig. 4 — Sequenza ciclica dei fenomeni osservati a Ischia (elaborazione su base OV-INGV, a cura di F. Sansivero): un'intrusione magmatica può innescare risorgenza, sismicità e instabilità di versante anche senza sfociare, necessariamente, in una nuova eruzione.

L'OV-INGV sottolinea che l'instabilità dei versanti è la risposta superficiale a deformazioni profonde indotte dall'intrusione magmatica, e non un fenomeno isolato: la stretta relazione ciclica tra intrusione, riattivazione di faglie, vulcanismo e franosità è un elemento che la pianificazione territoriale e la progettazione geotecnica non possono trascurare, specialmente nei versanti settentrionali e meridionali del Monte Epomeo.

Lo stato attuale del vulcano

Ischia è classificata come vulcano quiescente: l'ultima eruzione risale al 1302 d.C. (colata dell'Arso) e il livello di allerta stabilito dall'Osservatorio Vesuviano – INGV è attualmente il livello verde, corrispondente a parametri di monitoraggio entro i valori di base. Il monitoraggio sismico, geodetico, vulcanologico e geochimico è continuo. Secondo l'ultimo bollettino mensile disponibile (giugno 2026), non sono stati registrati terremoti nel periodo, mentre dal punto di vista deformativo l'isola mostra una generale subsidenza, più marcata nel settore centro-meridionale, con una velocità media alla stazione GNSS del Monte Epomeo di circa −1 cm/anno. Le misure termografiche del campo fumarolico non evidenziano variazioni significative.

Come ricorda l'OV-INGV, la natura intermittente del sistema non esclude che una futura intrusione magmatica possa riattivare risorgenza, sismicità e instabilità di versante, con o senza una successiva ripresa dell'attività eruttiva: un motivo in più per mantenere alta l'attenzione tecnica sul monitoraggio strutturale del territorio.

Conclusioni e rilevanza per il contesto ischitano

Il lavoro di de Vita et al. (2010) rappresenta a tutt'oggi il riferimento più completo per la ricostruzione dell'attività vulcanica e deformativa recente di Ischia. Per la comunità tecnica locale — ingegneri, geologi, amministratori — alcuni elementi meritano particolare attenzione:

  1. il vulcanismo ischitano degli ultimi millenni si è concentrato quasi interamente nel settore orientale dell'isola, in stretta relazione con l'assetto strutturale della caldera risorgente;
  2. la ricorrente associazione tra ripresa dell'attività vulcanica e fenomeni di instabilità di versante rappresenta un elemento chiave per la pianificazione del territorio e per la valutazione del rischio geomorfologico, specialmente nelle aree a ridosso dei rilievi vulcanici recenti;
  3. l'assenza di una relazione prevedibile tra durata della quiescenza e intensità della successiva ripresa eruttiva impone un approccio prudenziale nella pianificazione della risposta al rischio vulcanico, che non può basarsi sull'assunzione di tempi di preavviso lunghi in funzione della sola durata del silenzio vulcanico;
  4. pur trovandosi oggi in stato di quiescenza (livello di allerta verde), Ischia resta un sistema vulcano-tettonico attivo e monitorato: la subsidenza in corso e la natura ciclica del fenomeno risorgenza–instabilità di versante confermano l'utilità di un dialogo costante tra ricerca scientifica e progettazione tecnica sul territorio.

⇩ Scarica la pubblicazione originale (PDF, ResearchGate) ↗ Approfondisci su Osservatorio Vesuviano – INGV

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