Resilienza climatica e livello del mare: una riflessione per il territorio di Ischia

Gli eventi climatici estremi verificatisi negli ultimi giorni , in particolare gli allagamenti registrati nella zona di Ischia Porto e le intense mareggiate che hanno colpito il litorale di Forio, hanno nuovamente messo in evidenza la forte fragilità del territorio isolano. Queste manifestazioni non sono isolati episodi sporadici ma, negli ultimi anni stiamo assistendo a una maggiore frequenza e intensità di fenomeni meteorologici violenti, in linea con le evidenze scientifiche sul cambiamento climatico.

Dal punto di vista scientifico, questi fenomeni non sono casuali, ma rientrano in un quadro più ampio di alterazioni del clima osservate a livello globale e regionale. Secondo lo studio “CFT 1515 – Resilienza climatica nei progetti di investimento”, prodotto dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) come riferimento metodologico per integrare i rischi climatici nelle decisioni di investimento, esiste un legame diretto tra l’aumento della temperatura media globale, la variazione dei regimi atmosferici e l’incremento degli eventi estremi.

Lo studio evidenzia come l’innalzamento del livello del mare , già misurato e quantificato nelle osservazioni oceanografiche, agisca da moltiplicatore di rischio: un mare progressivamente più alto facilita allagamenti costieri anche in presenza di condizioni meteo non eccezionali, mentre durante episodi di vento forte e bassa pressione atmosferica il fenomeno delle mareggiate diventa più aggressivo e impattante. Queste dinamiche, osservate con sempre maggiore frequenza nel bacino mediterraneo, richiedono una riflessione urgente sui criteri di pianificazione, progettazione e tutela del territorio.

Per l’isola d’Ischia, dove la conformazione geografica, l’economia legata al turismo e la presenza di infrastrutture costiere critiche rendono la popolazione particolarmente esposta, lo studio della BEI rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le scelte tecniche e gli investimenti futuri, compresi quelli previsti nell’ambito del piano commissariale per il rilancio e la resilienza del territorio.

Il documento analizza in particolare i fenomeni legati all’innalzamento del livello del mare, ricostruendone l’evoluzione recente e proponendo proiezioni al 2050 in funzione dei diversi scenari di emissione di CO₂. Il punto di partenza è l’evidenza scientifica consolidata, derivante dai dati osservativi e dalle valutazioni dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, secondo cui il livello medio globale del mare è in costante aumento e il tasso di crescita mostra segnali di accelerazione rispetto ai decenni passati.

Il fenomeno dell’innalzamento del livello del mare

Per comprendere appieno l’importanza del fenomeno dell’innalzamento del livello del mare, è utile partire da un punto fondamentale: il livello marino non è fisso, ma varia continuamente in risposta a forze naturali e climatiche che agiscono su scale temporali diverse. Esistono infatti componenti naturali, come le maree astronomiche causate dall’attrazione gravitazionale di Luna e Sole  che, nel Mar Mediterraneo, producono variazioni relativamente modeste. Accanto a queste, intervengono le condizioni meteorologiche, come vento e bassa pressione, e processi dinamici del moto delle onde.

In particolare, fenomeni meteorologici come le mareggiate generano onde di grande energia che spingono l’acqua verso la costa. In queste situazioni, si osserva il fenomeno del set-up (l’accumulo dell’acqua a riva) e, successivamente, del run-up, cioè la risalita dell’acqua sulla spiaggia o contro strutture costiere durante l’azione ondosa. Entrambi questi processi sono influenzati non solo dall’intensità del vento e dalla forma della costa, ma anche dal livello medio del mare: se questo è più alto, anche il run-up si verifica a quote maggiori, aumentando la probabilità che onde e acqua superino argini, banchine o strade costiere.

Illustrazione dei parametri del livello del mare che influiscono su una zona costiera

Oltre ai fattori meteorologici, su una scala temporale più lenta ma persistente agisce la componente legata al riscaldamento climatico globale, che provoca un progressivo innalzamento del livello medio del mare. Questo non significa che il mare si stia sollevando in modo uniforme ogni giorno, ma che la linea di base da cui partono le fluttuazioni delle onde e delle maree si sta gradualmente alzando.

Questa visione non è frutto di ipotesi teoriche, ma è sostenuta da dati sperimentali raccolti da strumenti di osservazione marina, come i mareografi. Questi dispositivi, installati in molte aree costiere, registrano continuamente l’altezza dell’acqua. Sull’isola d’Ischia, ad esempio, sono presenti mareografi a Ischia Porto e a Castellammare, i cui dati sono stati analizzati in studi specifici come “Sea-Level Variability in Gulf of Naples and the ‘Acqua Alta’ Episodes in Ischia from Tide-Gauge Observations in the Period 2002–2019”.

Il dataset di 18 anni (2002–2019) usato nello studio BEI mostra che nel Golfo di Napoli non esiste un sistema anfidromico marcato una condizione idrodinamica che altrove può amplificare le oscillazioni mareali e che pertanto le maree astronomiche locali tendono a rimanere contenute entro circa ±20 centimetri. Tuttavia, quando si considerano insieme l’innalzamento medio dovuto ai cambiamenti climatici e le variazioni legate alle perturbazioni atmosferiche, la variabilità complessiva del livello marino può risultare molto più ampia, fino a triplicare rispetto alla sola componente astronomica.

Dati giornalieri di marea raccolti a Ischia dal 2002 al 2019 (linee blu). Sono mostrate anche la media sui 30 giorni (linea rossa) e la tendenza lineare dei dati (linea verde).

Dati giornalieri del mare (linea blu), media mobile su 30 giorni (linea rossa) e tendenza lineare (linea verde). La linea verde indica il trend di lungo periodo del livello del mare, che mostra un lieve incremento nel periodo analizzato. Questi dati sono tratti dalle osservazioni del mareografo di Ischia Porto.

I risultati dell’analisi evidenziano anche che, su scale temporali pluriennali, il livello del mare relativo a Ischia è aumentato con un tasso medio di circa 3,9 millimetri all’anno. Sebbene possa sembrare un valore modesto, nell’arco di decenni si traduce in variazioni totali significative, soprattutto se associate a eventi estremi.

Un’altra classe di fenomeni studiati è quella dell’“Acqua Alta” (AA): episodi in cui l’azione combinata di vento, bassa pressione e mareggiata provoca un rapido innalzamento temporaneo del livello del mare, con possibile allagamento di aree costiere. Sebbene il termine sia spesso associato a Venezia, anche nel Tirreno meridionale, e in particolare nelle aree di Ischia Porto e Ischia Ponte, si osservano eventi analoghi, i cui effetti sono tanto più impattanti quanto più intensa è l’attività sociale ed economica nelle zone coinvolte.

I dati dei mareografi mostrano che la frequenza e l’estensione degli episodi di Acqua Alta sono aumentate nel tempo: prima del 2009 questi eventi erano relativamente rari, mentre nel decennio seguente anni con percentuali elevate di ore in condizione di AA si sono moltiplicate. Nel 2010, ad esempio, quasi il 9% delle ore dell’anno ha registrato livelli di mare sopra le soglie di riferimento, con picchi fino a +32 centimetri rispetto alla media.

Altezza massima del livello del mare (cm), numero totale di eventi di “acqua alta” (%) e numero di eventi di “acqua alta” superiori a 5, 10, 20 e 30 cm sul molo dal 2002 al 2019 (tabella superiore). Numero di eventi di “acqua alta” dal 2002 al 2019; ogni evento è definito come un singolo livello medio orario del mare che supera il bordo del molo “riva destra” (figura in basso).

L’analisi dettagliata dei dati mareografici consente di separare le diverse componenti del segnale: quella legata alla sola marea astronomica, quella attribuibile alle perturbazioni meteorologiche e quella riconducibile alle tendenze di fondo dell’innalzamento climatico. Questa distinzione è fondamentale per stimare correttamente i livelli d’acqua con specifici tempi di ritorno, un’informazione cruciale nella progettazione di opere costiere resilienti e nella pianificazione di interventi di tutela del territorio.

Lo studio BEI non si limita a descrivere il passato, ma utilizza modelli climatici che considerano differenti scenari emissivi di gas serra. Uno scenario emissivo rappresenta una possibile traiettoria futura delle emissioni: percorsi con ridotte emissioni implicano un riscaldamento globale più contenuto, mentre scenari con emissioni elevate portano a impatti climatici più marcati. Secondo queste proiezioni, entro il 2050 il livello del mare intorno a Ischia potrebbe aumentare di circa 20–30 centimetri, un intervallo particolarmente significativo perché coincide con la vita utile di molte infrastrutture attualmente progettate o in fase di riqualificazione

Estrazione dei dati di innalzamento del livello del mare per l’isola di Ischia per il 2050 secondo gli scenari SSP5-8.5 e SSP5-8.5 Low Confidence

Le simulazioni più recenti suggeriscono una stima di circa 0,26 metri di innalzamento medio entro il 2050 secondo lo scenario RCP8.5. Sebbene non tutte le strade o infrastrutture si trovino immediatamente a rischio — molte infatti sono situate a 4–5 metri sopra il livello medio del mare — in alcune aree, come gli accessi alla Spiaggia Sant’Angelo o al Castello Aragonese, queste variazioni possono aumentare la vulnerabilità durante episodi di acqua alta o mareggiate. In questi casi, misure di protezione come argini, rinforzi dei pendii o interventi di difesa costiera possono contribuire a mitigare il rischio.

Mareggiate, run-up e erosione costiera

Le mareggiate sono fenomeni atmosferici marini generati dall’azione combinata di vento sostenuto e bassa pressione. Quando queste condizioni si verificano, l’energia trasmessa all’acqua produce onde di grande intensità e può generare un innalzamento temporaneo del livello del mare lungo la costa. Un elemento chiave di questi eventi è il run-up, ossia la massima risalita dell’acqua sulla spiaggia o contro un’opera marittima durante una perturbazione ondosa: esso dipende dall’energia delle onde, dalla durata del vento e dalla morfologia costiera.

Quando il livello medio del mare tende ad aumentare, come mostrano le proiezioni climatiche, anche il run-up si verifica a quote più elevate, con un conseguente aumento della probabilità che banchine, moli, strade e altre infrastrutture costiere siano sommerse o sormontate dall’acqua durante un evento di mareggiata.

Un fenomeno strettamente correlato è l’erosione costiera, che consiste nell’arretramento progressivo della linea di riva per effetto dell’azione continua delle onde e delle correnti marine. Questo processo può essere aggravato da due fattori: la riduzione dell’apporto di sedimenti naturali e l’innalzamento del livello marino. Quando il mare si alza, infatti, la spiaggia tende a spostarsi verso l’interno; in presenza di spazi limitati o di insufficiente materiale di ricarica, il risultato è una perdita di arenile e una maggiore esposizione delle strutture retrostanti all’azione delle onde. In un territorio come quello isolano, dove il turismo balneare rappresenta una componente economica fondamentale, l’erosione costiera assume un significato non solo ambientale, ma anche socio-economico.

Per comprendere pienamente le dinamiche del vento e del moto ondoso attorno all’isola, i dati utilizzati nello studio sono stati ricavati da due sistemi di osservazione di ampio respiro: ERA5 e il Copernicus Marine Service. ERA5 è la quinta generazione di serie storiche di dati atmosferici globali, prodotta dal Copernicus Climate Change Service dell’ECMWF. Copre il periodo dal 1940 ad oggi con dettaglio orario e spaziale, e fornisce stime di numerosissime variabili legate al clima, all’atmosfera e all’oceano. Il Copernicus Marine Service, componente marina del programma europeo Copernicus, fornisce dati operativi e previsioni sulle onde superficiali a risoluzione giornaliera, comprese altezza delle onde, periodi, direzione e altre caratteristiche dinamiche.

Le statistiche del vento e delle onde sono state analizzate in due aree distinte dell’isola sui versanti orientale e occidentale per valutare le differenze nei regimi ondosi locali e le rispettive rose dei venti e delle onde.

Rose dei venti e delle onde in due diverse località dell’isola di Ischia

Lungo le coste del Mar Mediterraneo e, in particolare, attorno all’isola d’Ischia, le mareggiate combinate con vento e onda possono indurre innalzamenti locali del livello del mare fino a circa 1 metro nelle condizioni statiche. In termini dinamici, l’azione combinata del moto ondoso può determinare fenomeni di trasgressione marina che raggiungono incrementi di livello pari a +1 metro lungo la linea di costa esposta. Queste stime sono indicative e tengono conto della combinazione di molteplici variabili; per questo motivo, per l’applicazione in progetti e criteri di progettazione, è consigliabile effettuare studi specifici sulle mareggiate utilizzando i dati mareografici disponibili e ulteriori osservazioni locali.

Lo studio della BEI sottolinea un concetto centrale: la resilienza climatica deve essere considerata fin dalle prime fasi di progettazione di un investimento o di un’opera infrastrutturale. Ciò richiede una valutazione preventiva della vulnerabilità rispetto agli scenari futuri di cambiamento climatico, l’inclusione di margini di sicurezza adeguati e, dove necessario, l’adozione di soluzioni adattative. Per realtà costiere come Ischia, questo approccio implica una particolare attenzione alle quote altimetriche, alla progettazione di opere di difesa, alla modellazione del moto ondoso e a una pianificazione territoriale coerente con i rischi climatici.

In definitiva, il quadro che emerge non è allarmistico, ma realistico. L’innalzamento del livello del mare entro il 2050 è un fenomeno già delineato dalle analisi statistiche e dalle proiezioni climatiche: ignorarlo significherebbe rimandare nel futuro criticità che oggi possono essere affrontate con una progettazione consapevole e integrata. La sfida per la comunità tecnica locale è trasformare le conoscenze scientifiche in scelte operative coerenti, affinché lo sviluppo dell’isola possa coniugare sicurezza, funzionalità e tutela del territorio.

Conclusioni

L’analisi dei dati osservativi, integrata con le proiezioni climatiche basate sui modelli più accreditati, conferma che l’innalzamento del livello del mare rappresenta una tendenza consolidata e misurabile attorno all’isola d’Ischia. Sebbene l’aumento medio possa sembrare lento se osservato su base annuale, la somma di pochi millimetri all’anno si traduce, nel tempo, in variazioni significative del livello marino che, in combinazione con eventi meteorologici intensi, amplifica l’impatto su infrastrutture, coste e attività umane.

Il fenomeno dell’“Acqua Alta”, ormai sempre più frequente, così come le mareggiate e l’azione combinata di vento e onde, testimoniano che il mare non reagisce più solo a cicli naturali regolari, ma risente dell’influenza dei cambiamenti climatici. I dati raccolti tra il 2002 e il 2019 indicano che la variabilità locale del livello del mare supera di gran lunga le oscillazioni mareali astronomiche, con conseguenze più gravose durante eventi estremi.

Le proiezioni al 2050, che indicano un possibile innalzamento medio del livello marino di circa 0,25–0,30 metri, non sono scenari remoti ma elementi da includere nelle valutazioni tecniche di ogni intervento infrastrutturale e di pianificazione territoriale. Un simile incremento, sebbene moderato, può alterare significativamente la frequenza di allagamenti costieri, influenzare le condizioni di erosione delle spiagge e aumentare la vulnerabilità delle strade, dei porti e delle aree pubbliche.

L’erosione costiera, in particolare, rappresenta una delle principali sfide ambientali e socio-economiche per Ischia: con un livello marino più alto, le spiagge tendono ad arretrare e le strutture retrostanti diventano più esposte all’azione del moto ondoso. La protezione e la gestione sostenibile di questi spazi richiedono pertanto una visione progettuale che integri dati scientifici, modellazioni climatiche e strategie di adattamento.

In questo contesto, lo studio della BEI sottolinea un principio fondamentale: non si può più progettare come se il clima fosse immutabile. La resilienza climatica deve essere incorporata fin dalle prime fasi di progettazione, adottando approcci flessibili, analisi di rischio e criteri di sicurezza che tengano conto delle condizioni future, non solo di quelle attuali.

La sfida per la comunità tecnica, amministrativa e politica dell’isola è quindi quella di tradurre la conoscenza scientifica in decisioni operative consapevoli, capaci di preservare la funzionalità delle infrastrutture, la vivibilità delle comunità e il valore paesaggistico e ambientale di Ischia. Guardare con lungimiranza alle trasformazioni in corso non è solo una necessità tecnica, ma un investimento per garantire sicurezza, prosperità e sostenibilità alle generazioni future.

Per scaricare il documento completo “CFT 1515 – Climate Resilience in Investment Projects – Climate change adaptation investment options for
the Island of Ischia – Recommendations for the postdisaster recovery and reconstruction ” della European Investment Bank – EIB (ALL02-CRVA BEI)

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